Hamilton ha mentito di proposito: rischio squalifica per il campione inglese?

PARIGI, 9 aprile - Lewis Hamilton non è stato ingannato dal suo team manager, ma ha mentito di proposito e a più riprese. Ne sono convinti quelli della Fia. Per il pilota inglese e per la McLaren, che il prossimo 29 aprile saranno giudicati per il controverso episodio di Melbourne - sorpasso e controsorpasso con Jarno Trulli in regime di safety car - le cose si mettono quindi davvero male. A rischiare sanzioni, come paventato oggi dal patron della Formula 1 Bernie Ecclestone, a questo punto non è solo il team ma anche il campione del mondo.
L’ACCUSA - Ecco come Charlie Whiting, direttore di corsa della Fia, ricostruisce la vicenda: «Quando gli è stato chiesto, con grande chiarezza, se aveva lasciato passare Trulli frenando di proposito, Hamilton ha risposto con un secco no. La domanda gli è stata fatta più volte e lui è stato ogni volta categorico nell’affermare di non aver frenato e di non essersi fatto superare di proposito da Trulli». Dalle registrazioni delle conversazioni tra il campione del mondo e il box McLaren, venute fuori in seguito, è però emerso che Hamilton, su indicazione del team manager Dave Ryan, aveva fatto esattamente quanto aveva negato in sede di interrogatorio, frenando e costringendo Trulli a sorpassarlo.
IL CAPRO ESPIATORIO - Quali saranno le conseguenze per Hamilton al momento è difficile dirlo. Certo, c’è già chi per questa vicenda ha perso il posto di lavoro, vale a dire Dave Ryan, che la McLaren ha licenziato in tronco, accusandolo di essere l’unico vero responsabile di tutto l’inghippo. Il campione del mondo, da parte sua, si è difeso sostenendo di essere stato tratto in inganno dal team. La Fia, però, non sembra essersi accontentata del sacrificio di Ryan. Il 29 aprile la McLaren dovrà comparire davanti al Consiglio Mondiale della Federazione internazionale per rispondere di tutta questa serie di menzogne. Mettere sul piatto il capro espiatorio Dave Ryan potrebbe non bastare.
